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Il mercato immobiliare del 2023

Risulta evidente che, in linea generale, l’andamento del mercato immobiliare 2023 risulta piuttosto negativo, conseguenza del protrarsi del conflitto in Ucraina e delle scelte di politica monetaria dell’Unione Europea.

I cambiamenti della politica monetaria della BCE pesano maggiormente sui tassi di interessi nel 2023 rispetto agli anni precedenti. La BCE è intervenuta alzando i tassi di interesse per frenare il rialzo dell’inflazione.
L’attuale contesto è incerto e complesso e se da un lato è ancora più diffuso il ricorso al credito da parte delle famiglie italiane, dall’altro si registra una minore disponibilità da parte delle banche all’erogazione del credito stesso.

Vendita ville e appartamenti

Questa situazione influenza la domanda relativa ai mutui per l’acquisto delle abitazioni determinandone un sensibile calo nelle intenzioni di acquisto di un immobile e delle relative richieste di finanziamento a causa dell’erosione del risparmio della maggior parte delle famiglie e la conseguente diminuzione del loro potere d’acquisto.

Alla luce di questi elementi importanti, il mercato immobiliare italiano può subire inevitabilmente una contrazione nel numero delle compravendite.
Nel corso degli ultimi dieci anni, il mercato immobiliare è stato contrassegnato da una forte sviluppo grazie alla politica espansiva delle banche con tassi di interessi che hanno raggiunto i minimi storici nel triennio 2020 – 2022 e che hanno spinto il mercato immobiliare a raggiungere nel 2022 il suo massimo negli ultimi 10 anni.
Invece, l’anno 2023 rappresenta l’inizio di un nuovo ciclo in cui, pur essendoci una forte domanda di abitazioni ad alta efficienza energetica, il mercato residenziale sembra normalizzarsi con un livello di compravendite pari a quello del 2019, in epoca pre-Covid.
Tuttavia gli esperti sostengono che ci sarà una crescita nel biennio 2024-2025 una volta che l’inflazione e i tassi d’interesse avranno ripreso a scendere.
Comunque le compravendite non hanno tradito le aspettative degli operatori principalmente per due fattori:

  1. la necessità di sostituire l’abitazione con una meno costosa in termini di consumi energetici che, molto probabilmente, si è tradotta in un’ampia quota di sostituzione di prima casa;
  2. l’aumento dei canoni di affitto ha spinto molte famiglie ad acquistare l’abitazione e mettere a riparo i propri risparmi dall’inflazione.

Analizzando più in dettaglio il bilancio sintetico del 2022, c’è stata una crescita delle compravendite del 5% rispetto al 2021.
Lo scenario macroeconomico è stato contraddistinto da una crescita dell’inflazione e dei tassi d’interesse, che, comunque, non sembra abbiano inciso sulla volontà di chi ha intenzione o meno di acquistare o vendere casa.
Le compravendite sono aumentate nel 2022 rispetto al 2021 soprattutto nel primo semestre. Negli ultimi tre mesi del 2022 si è registrato una variazione negativa rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Gli analisti assicurano che si tratta di un calo momentaneo. Nel medio periodo, cioè nei prossimi 3-4 anni, persone o nuclei familiari che intendono acquistare una casa, non rinunceranno a farlo. Infatti la ricerca della casa rimane ancora una delle priorità degli italiani. La variazione percentuale negativa dell’ultimo trimestre rispetto allo stesso periodo del 2021 nel numero di compravendite è certamente dettata dall’aumento generalizzato dei prezzi al consumo e dei tassi dei mutui. Questo ha spinto i potenziali acquirenti ad assumere nell’ultimo trimestre dell’anno un atteggiamento di attesa.

Fonti: UnIndutria, Rapporto Nomisma, Il Sole 24 Ore, Finanza.com

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